Schemi relazionali che si ripetono: perché «ci ricasco» e come riconoscerlo _

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Cambia il partner, cambia il lavoro, cambia la città. Eppure la scena finale assomiglia a quella di prima: la stessa discussione, lo stesso senso di non essere visti, lo stesso modo di sparire o di farsi carico di tutto. E arriva quella frase: «Ecco, ci ricasco».

Quella frase è il segnale più onesto che uno schema relazionale è in azione. Il punto non è che manchi la volontà di cambiare: è che stiamo cercando il problema nelle persone, quando spesso sta nel modo in cui entriamo in relazione.

Che cos’è uno schema relazionale

È un modo ricorrente, in gran parte automatico, di stare con gli altri. Comprende ciò che ci aspettiamo da loro, ciò che facciamo per evitare certe sensazioni (rifiuto, giudizio, abbandono) e il ruolo che finiamo per assumere: chi si fa carico di tutto, chi compiace, chi si ritira, chi controlla.

Si forma presto, nelle prime relazioni importanti, e per molto tempo funziona: ci ha aiutato a orientarci. Il problema nasce quando continuiamo a usarlo in contesti in cui non serve più.

Perché si ripete anche quando non vogliamo

Perché non lo scegliamo ogni volta: lo attiviamo. Per questo si parla di schema inconscio. Ciò che ci è familiare ci sembra anche “normale”, anche quando ci fa stare male, e tendiamo a ritrovarlo in situazioni e persone diverse, senza accorgercene.

Cinque segnali che uno schema è al lavoro

  • La stessa dinamica compare con persone diverse (partner, capo, amici).
  • Reagisci in modo sproporzionato a un’osservazione apparentemente piccola.
  • Hai un ruolo fisso: quello che salva tutti, quello che non chiede aiuto, quello che deve essere perfetto.
  • Usi frasi come «va sempre a finire così» o «con me nessuno…».
  • Fai di tutto per evitare un copione e ti ritrovi dentro, uguale.

Tre domande per iniziare a osservarlo

  1. Qual è la scena che ritorna? Descrivila come se fosse un film, senza giudizi: chi dice cosa, chi fa cosa.
  2. Cosa faccio io, di solito, un attimo prima che accada? Lo schema si riconosce dal proprio gesto, non da quello dell’altro.
  3. Cosa sto cercando di non sentire? Spesso dietro la strategia c’è un’emozione che evitiamo.

Dal riconoscere al trasformare

Riconoscere uno schema è il primo passo, ma da soli è difficile vedere ciò che ci sta addosso. Osservare un lavoro fatto da un’altra persona, con un coach che conduce la sessione e un debriefing che spiega cosa è successo e perché, rende visibile il meccanismo. È l’approccio del metodo SRI (Schema Relazionale Inconscio) alla base del percorso Relazioni che Funzionano.

Il coaching è un percorso di consapevolezza e sviluppo: non è psicoterapia e non sostituisce l’intervento di un professionista della salute.

Domande frequenti

Che cos’è uno schema relazionale?

È un modo ricorrente e in gran parte automatico di entrare in relazione con gli altri: ciò che ci aspettiamo, come reagiamo e quale ruolo assumiamo. Tende a ripetersi in relazioni diverse.

Gli schemi relazionali si possono cambiare?

Sì, si può lavorare per riconoscerli e trasformarli. Richiede consapevolezza e pratica, non solo forza di volontà.

Come faccio a capire se ho uno schema che si ripete?

Se la stessa dinamica compare con persone e contesti diversi, è un buon indizio. Prova a descrivere la scena che ritorna e cosa fai tu un attimo prima che accada.

Coaching relazionale e psicoterapia sono la stessa cosa?

No. Il coaching lavora su consapevolezza e azioni concrete; la psicoterapia è una professione sanitaria che si occupa di diagnosi e cura dei disturbi psicologici.

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