Salvatore Savarese

Salvatore Abla Coaching Ontologico Trasformazionale

1970… Maggio… Penisola Sorrentina

Sono nato in un periodo storico di rivendicazioni e pieno di fermento, in un luogo intriso di storia e tradizione a due passi dal mare. Un microcosmo in perenne movimento tra passato e futuro. Una famiglia di imprenditori navali e al tempo stesso, di naviganti. E ancora oggi, ho con me i valori, che mi sono stati trasmessi, di autenticità, integrità, semplicità, e il carattere di chi ha voglia di fare e di partire per nuove destinazioni, di sperimentare e di accompagnare gli altri in questo viaggio. Il carattere di chi sa resistere al mare in tempesta, tanto ci sarà sempre una baia dove potrò condurre la mia nave.

E proprio questi valori e questo mio carattere mi hanno guidato, anni fa, quando ho scelto di formarmi come Coach professionista e di intraprendere l’attività di formatore e TrainerCoach®.

Nel mio lavoro di TrainerCoach®, facilito il miglioramento di aziende, organizzazioni e persone attraverso lo sviluppo delle competenze, delle soft skills e degli aspetti motivazionali.

E come chi naviga portando persone e merci da un capo all’altro del mondo, così, attraverso le metodologie di coaching, io “accompagno” le aziende e le persone al raggiungimento dei loro obiettivi.

Silvia Camerini

silvia

1965 Cartagine: l’inizio della mia storia. Le mie prime parole sono un mix tra italiano e francese che apprendo ascoltando e imitando il coro dei canti in lingua durante la messa domenicale. L’arabo lo incontro, in maniera più strutturata, in Giordania. Cresco serenamente attorno al Jebbel di Amman quando un giorno sento in lontananza il suono sordo dei colpi di cannone: Gerusalemme viene invasa. Così all’età di tre anni mi ritrovo ad evacuare di notte da un paese che mi aveva ospitata, per diventare profuga nell’antica Persia insieme ad altri compagni di avventura, viaggiando su aerei militari Americani. 

Ricordi a volte confusi e sfocati, altri precisi e indelebili come l’interno di uno di quei velivoli, con enormi cinture nere appese al soffitto e metallo dappertutto, seduti per terra avvolti dal rombo dei motori e l’immagine di mio padre che lotta per salutarci al di là di una cancellata. A 5 anni mi ritrovo a studiare in Italia, la mia patria: benché per me paese straniero. Dopo appena un anno, nel corso del quale ho investito energie per decodificare usi e costumi, mi ritrovo nel Terzo Mondo, esattamente a 4° sopra l’Equatore. 

Trascorro sette anni in Nigeria, a Lagos, ex-colonia inglese, dove apprendo la lingua ufficiale e apprezzo le sfumature dei dialetti tribali del luogo. Mi ritrovo ad osservare i movimenti del corpo dei venditori nei mercati, a riconoscere i saluti sempre diversi scambiati tra persone della stessa tribù, fino a che un giorno, mentre sto seguendo uno dei programmi televisivi locali, appare l’immagine in tempo reale di persone impiccate sulla spiaggia. Quella stessa spiaggia dove di solito trascorro la domenica con la mia famiglia: è il 1975 e in Nigeria c’è il colpo di stato.

Suoni, odori, emozioni, immagini, e contesti sociali sempre differenti e spesso estremi restano fissati nel mio corpo e nella mia mente come suggerisce l’approccio biosistemico, che ho seguito  anni fa, diventando Counselor.

Fin dall’inizio ho sviluppato una capacità di adattamento e di ricerca di traguardi spesso impegnativi, come gli anni di studio universitari trascorsi a Milano seguendo Economia Aziendale in Bocconi così come il periodo trascorso a New York frequentando il master in Psicologia Clinica e qualche anno più avanti, il master in Coaching. La mia “fame di sapere” aumenta mano a mano che apprendo e con il crescere della mia cultura e questa consapevolezza mi segue ovunque. Così come quando le relazioni si cristallizzano e si muovono su binari fissi, è il tempo per ritrovare uno spazio di libertà individuale e di relazione progettando e realizzando atti liberatori, così accompagno i miei clienti e le organizzazioni nel trasformare le loro situazioni “bloccate” in storie evolutive.

Tre continenti hanno così caratterizzato la mia storia personale, con i loro tesori di flora e fauna, di storie di usi e costumi speciali.  E le parole di Gilberto Freyre continuano a risuonare in me profondamente: … se dipendesse da me, non sarei mai maturo, né nelle idee, né nello stile. Ma sarei sempre verde, sempre incompiuto, sempre sperimentale